Luca De Lillo

Luca De Lillo ha un'idea di arte riassumibile in 3 concetti chiave: grafica vettoriale, ironia e comunicazione immediata.

I suoi lavori traggono spesso ispirazione dagli oggetti e dalle grandi opere del passato, cercando di reinterpretarli in chiave Pop rispecchiando la realtà contemporanea, con strumenti diversificati e attuali.

Attualmente, vive, lavora e studia a Torino.

https://www.instagram.com/lucadelillo/

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Nicholas

Tolosa

Nicholas Tolosa nasce a Eboli (Sa) il 19 Aprile 1981. Matura una profonda esperienza artistica diplomandosi dapprima nel 1999 alla sezione Accademia del Liceo Artistico Statale “Carlo Levi” di Eboli, anno in cui fonda il gruppo hip hop 4K insieme al fratello e poi conseguendo nel 2005 la Laurea di I livello in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2007 consegue un Master in Management dei Beni Culturali. Nel 2008 è docente esperto esterno in “scenografia/teatro” per il laboratorio teatrale del progetto PON F-2-FSE-2007-106 c/o Liceo Scientifico Statale “E. Medi”, Battipaglia (Sa). Proseguendo gli studi, nel 2009 consegue l’abilitazione all’insegnamento in “Disegno e Storia dell’Arte” presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e un Master in Catalogazione dei Beni Archivistici e Librari. Nel 2010 consegue un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’ Arte presso For. Com. in Roma e collabora per il “Napoli Teatro Festival Italia” in qualità di assistente scenotecnico per lo spettacolo “Romeo and Juliet” al teatro Mercadante di Napoli in prima nazionale con la regia di Alexander Zeldin. Nel 2011 consegue la Laurea Specialistica di II livello in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo indirizzo Scenografia per il Teatro presso l’ Accademia di Belle Arti di Napoli e partecipa ad Artexpo Arezzo. Nello stesso anno fonda insieme ad un amico di vecchia data l’ Associazione Culturale “Accademia dei Partenopei”, della quale disegna e realizza anche il logo. Nel 2012 è nominato cultore della materia in Storia dell’ Arte presso l’ Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2014 vince il primo premio della rassegna artistica “Arte in Vetrina” tenutasi a Salerno presso Palazzo Fruscione, è finalista nazionale alla Biennale MArteLive a Roma presso Macro Testaccio e consegue un Diploma di Perfezionamento in Educazione artistica presso For. Com. in Roma. Durante lo stesso anno espone a Napoli, prima con una personale a Castel dell’ Ovo e poi al museo Madre. Nel 2015 espone prima all’ Art Gallery della Mostra d’ Oltremare e poi al Pan di Napoli per il trentennale della morte di Giancarlo Siani. Nel 2016 riceve una menzione speciale al Premio Centro Direzionale per l’ Arte tenutosi a Napoli presso Re.work, consegue l’ abilitazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità presso l’ Università Suor Orsola Benincasa ed espone nuovamente al Pan di Napoli con una personale. Nel 2017 prosegue l’ attività espositiva che lo vede protagonista con tre personali, prima alle Scuderie di Villa Favorita ad Ercolano (Na) e successivamente a Castel di Sangro (Aq) con due differenti mostre presso la Pinacoteca Patiniana e il Museo Civico Aufidenate. Il 2018 lo vede impegnato con una personale al Museo d’ Arte Contemporanea Città di Caserta. Nel 2019 parte la realizzazione del suo progetto pubblico “Nafricapoli” e prende parte alla collettiva organizzata dal Museo Madre di Napoli presso il Castello Macchiaroli di Teggiano (Sa) a cura di Andrea Viliani e Silvia Salvati. Una sua opera è presente nella collezione permanente del Museo Madre di Napoli. Ha partecipato a numerose mostre  nell’ ambito nazionale. E’ del 2009 la partecipazione alla Biennale Internazionale di Firenze. Insegna disegno e storia dell’ arte. Vive e lavora tra Eboli e Napoli.

TESTO CRITICO

La seduzione dall’immagine è il primo dato che emerge guardando all’esperienza di Nicholas Tolosa. Un carattere figurativo segna infatti il suo esercizio pittorico fin dalle prove accademiche, interpretato però dal giovane artista campano secondo una declinazione personale, dal momento che è un taglio quasi fotografico ad inquadrare le sue composizioni in modo specifico quando al centro di esse è posta la figura umana. Una scelta questa che non deve meravigliare: Tolosa viene da studi di scenografia ed evidentemente porta con sé una certa propensione a teatralizzare la scena, ‘disegnarla’ cioè come se questa dovesse accogliere un’azione. Non uso il verbo disegnare casualmente, giacché peraltro il segnare, nella tradizionale accezione cioè del trascrivere mediante i segni l’immagine, ha una parte molto attiva nella sua pratica quotidiana. Una componente che lo ha in qualche modo educato ad una precisione grammaticale che si riscontra anche nella pittura. Ciò vale, infatti, soprattutto per i suoi ultimi lavori dedicati al tema della shoah, come può dirsi per Innocenza del 2007 e Vite rubate del 2009. Tele realizzate ad acrilico, dove la scelta del bianco e del nero contribuisce ad esaltare il contenuto e, in particolare, la parte esistenziale e drammatica che esso trascina. Una nota che l’artista affida proprio alla cura dei particolari, al dosaggio del contrasto cromatico, nello scarto di quelle zone d’ombra e di luce che drammatizzano la scena. Narrazioni rese inquiete anche irrequiete ma al tempo stesso bloccate per via della resa stilistica con la quale le figure si propongono : figure stilizzate dal taglio un po’ illustrativo che dietro l’apparente immobilità nascondono forti sentimenti. Paura, rabbia, sofferenza, incredulità sono le emozioni che Nicholas Tolosa trasferisce nei fotogrammi di un ‘reale inganno’, beffardo teatro delle apparenze.

                          

 

                                                                                     Ada Patrizia Fiorillo 

                                                                                              (a.p.f.)

Damiano

Fasso

BIOGRAFIA

Damiano Fasso è nato nel 1976 a Montecchio Maggiore (VI); dopo la laurea in Lettere all'Università Cattolica di Brescia, si è diplomato nel 2011 in Decorazione all'Accademia di Venezia. Vive e lavora a Treviso, principalmente con la pittura, la fotografia ed il video, considerando qualsiasi medium ai fini del progetto di volta in volta in via di sviluppo.

Ha partecipato ad importanti eventi, sia nazionali che all'estero, tra cui le fiere di Padova (2017), Vicenza (2017), Essen (2016-2018), Madrid (2017), Salonicco (2017), Miami (2016), i premi Combat (segnalato dalla giuria nel 2011), EcoArt (segnalato dalla giuria 2011), Arte Laguna (finalista 2008) Celeste (menzione speciale 2009) e altri. Ha vinto il “Best 15 Prize” all'edizione torinese di Paratissima 2018.

Il suo lavoro, considerato rappresentativo del filone neo-pop, è stato curato da importanti critici a livello nazionale ed internazionale, come Valerio Dehò, Carlo Sala, Carolina Lio, Gianluca Marziani, Francesca Londino, Igor Zanti, Ivan Quaroni.

Nel 2017 è stato invitato dall'Università Roma Tre a parlare del proprio lavoro al convegno "Madre"; del 2018 sono la segnalazione della giuria al “Vernice Art Prize” e le collettive "Animali Notturni" a Bologna e “Through the black mirror” a Milano, promosse da “Paratissima”. La rivista spagnola “Duckout!Magazine” gli dedica uno speciale nel numero di settembre 2017, insieme ad artisti del calibro di Max Papeschi. 

Nel 2018 ha partecipato alla “Ottava Rassegna di Arte Contemporanea” a Casa dei Carraresi a Treviso a cura di Daniel Buso e alla collettiva N.I.C.E. “Lupus in Fabula” a Torino, con la quale ha ottenuto il riconoscimento del Best 15 Prize a Paratissima; nel 2019 ha partecipato alla collettiva “Paratissima Talents” al Castello di Novara e alle edizioni di Bologna e Milano; durante quest'ultima alla Fabbrica del Vapore è stato premiato con la selezione per Art Production.

Nelle sue opere analizza le idee di incertezza, pericolo e precarietà che permeano la società contemporanea: I dipinti sono spesso realizzati con  materiali industriali, inusuali o pericolosi, come plastiche, polvere da sparo, veleni; I soggetti ricordano il mondo pop giapponese delle icone, come dinosauri, teschi, astronauti, ma esprimono messaggi ambigui mediante i materiali e le scritte in giapponese o cinese, che sembrano scorrere come su degli schermi. 

Il suo lavoro fotografico traduce questi soggetti in una forma ulteriormente visuale: piccoli robot, astronauti, buffi pupazzi sembrano vagare, esplorare o perfino morire in scenari desolati; tutto appare fascinosamente evocativo, eppure è tutto finto: gli scenari sono costruiti in ambienti domestici o attraverso una attenta progettazione, riflettendo così -quasi fossero dei semplici selfie- la perdita di certezze del mondo reale.

Questi soggetti sono ulteriormente sviulppati mediante il  video in una forma quasi ipnotica, palesemente anti-narrativa, o talvolta mediante installazioni site-specific.
Le sue opere sono state più volte premiate ed esposte in molte sedi e fiere, e pubblicate su numerose testate.

Tel. 3337385955

  e-mail: hallodami@hotmail.com

http://www.damianofasso.org

TESTI CRITICI

"Le opere di Damiano Fasso portano il fruitore ad uno stato di apparente tranquillità. Nel primo impatto si percepisce una sorta di mondo fiabesco e sognante. Anche la veste neo-pop, lineare e minimale, sembra assimilare l'opera ad un mezzo di comunicazione di massa. In realtà, dietro la facciata esteriore, vi è una riflessione sul recupero dell'identità delle cose.'"
(Carlo Sala – 2007)

 

"Dinosauri eccentrici, pupazzi metafisici e singolari, omini piccoli piccoli: è un’invasione di creature buffe e misteriose quella che ha preso posto nei lavori più recenti di Damiano Fasso (Vicenza 1976), pittore e videoartista di Treviso noto tra gli artisti emergenti italiani per le sue opere che, come segnala Carolina Lio, sono composte da presenze “ibride” che indagano “il tema dell'identità sociale e delle sue possibili ambiguità percettive”.
Queste creature, realizzate in peluche, lattice o pvc rivestito di smalti fluorescenti, sono abitatrici di un “giardino segreto” e svelano ironicamente allo spettatore gli splendori e le miserie della società contemporanea, denunciando le nostre ansie che comprendono ora la crisi economica e il cibo cinese, ora l'inquinamento e i pregiudizi sociali. Su questo eden schizofrenico regna però un ritmo lirico e trasognato, come nel mondo parallelo dei manga e della pop culture giapponese, richiamato da scritte e ideogrammi, quasi i protagonisti divenissero personaggi di una serie televisiva animata"

(Stefania Portinari – 2009)

 

“Materiali non convenzionali come polvere da sparo, veleni e insetticidi vengono associati a pvc, acrilici, smalti, filo e policarbonato. (...) I personaggi, a volte teneri e buffi sono indissolubilmente legati ai materiali, ai titoli, agli ideogrammi e conducono oltre il semplice riconoscere o riconoscersi.
L'insieme di tutti gli elementi che compongono le opere di Damiano Fasso introducono ad un gioco provocatorio e destabilizzante che induce a riflettere su tematiche sempre presenti nella società e in noi stessi: l'amore, la morte, il sesso, la guerra, il pregiudizio sociale. Cosa è veramente velenoso o esplosivo nelle opere di Fasso? Sono forse la metaldeide, il toluene, il benzene, i sali di piombo e cobalto, la polvere da sparo? In un rapporto ambiguo la materia cede la propria essenza al contenuto ed è questo che diventa tossico ed esplosivo attraverso i messaggi che veicola e che si rivelano all'improvviso a chi guarda. "
(Giovanna Quarto – 2013)

 

“Damiano Fasso nei suoi lavori usa materiali contemporanei simbolo e segno dei tempi in evoluzione: plastiche, smalti fluorescenti, supporti trasparenti che si fondono tra colori e forme nuove insieme a polvere da sparo e veleni.
Quello che si crea è un gioco sinuoso di ambiguità e dicotomie di una società contemporanea contaminata e in collegamento.”  (Massimiliano Sabbion – 2018)

 

"Dentro le cornici come animali imbalsamati, Damiano Fasso propone dinosauri e buffi omini in stile pop con fortecontaminazione manga.Una sperimentazione fusion che trasportadentro un videogioco giapponese. Un lavoro ironico e provocatorio sulle tendenze e i comportamenti dell’uomo contemporaneo. 
Il primo impatto è leggero e divertente per l’accostamento dei colori fluorescenti. Leggendo i titoli delle pitture cambia l’approccio perché ci si trova davanti ad un paradosso. La concentrazione si alza sulla risoluzione di un rebus e della metafora raffigurata.
Per completare il senso dell’opera si devono conoscere i materiali non convenzionali come veleni e polvere da sparo che l’artista utilizza per aggravare il significato tossico della società. Il degrado è l’effetto dilagante della pazzia naturale".
(Luca Ricci - 2019)

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